giovedì 24 luglio 2014

PENSIERO

"Il più grande regalo che puoi fare a qualcuno non è condividere con lui la tua ricchezza, ma rivelargli la sua"

Benjamin Disraeli

sabato 12 luglio 2014


QUANDO LA CICOGNA TARDA AD ARRIVARE

 
Fattori sociali e personali incidono sempre di più sulle possibilità del progetto gravidanza all’interno della coppia. Scarse risorse sociali che possano fornire supporto alla genitorialità, rete sociali ridotte, donne lavorativamente impegnate e una serie di altri fattori, mediamente ritardano sempre più l’arrivo della cicogna.

Tuttavia, se per molte coppie il fattore personale e sociale non impedisce la realizzazione del desiderio di diventare mamma e papà, per altre le difficoltà di coronare il sogno sono maggiori. Spesso, problematiche di carattere medico influenzano negativamente la possibilità di concepimento.

In questo ultimo caso, per molte donne e per alcuni mancati papà, si aprono le porte della sofferenza psicologica che accompagna l’iter medico finalizzato alla possibilità di una gravidanza (esami diagnostici, possibilità di gestione della problematica medica, eventuale procreazione medicalmente assistita).

Ecco allora che fanno la loro comparsa sintomi di disagio psichico e comportamenti disfunzionali che se non gestiti adeguatamente cronicizzano nel tempo determinando ferite profonde. Umore depresso, disturbi del sonno, irritabilità sono solo alcuni esempi. A questi si associano comportamenti di evitamento legati a situazioni che richiamano la tematica maternità (si smette di frequentare l’amica incinta, non si va regolarmente in ufficio perchè le colleghe parlano dei figli,si evitano i parenti che sollecitano una maternità nel tentativo di soddisfare il loro desiderio di diventare nonni o zii, ecc).

 
Talvolta, la difficoltà di gestione della sofferenza può inoltre generare una notevole conflittualità all’interno della coppia con un rischio elevato di frattura.

Ecco allora che un aiuto psicologico può favorire la presa di coscienza delle difficoltà in atto e di quelle associate alla paura di non poter realizzare un desiderio, può aiutare ad incentivare l’investimento affettivo su altri ambiti di vita in attesa che venga meglio definita l’evoluzione o meno del progetto maternità.

Al Centro Familia di Melegnano le psicologhe affiancano le coppie e i singoli individui nella gestione della sofferenza che accompagna la maternità nelle sue difficoltà.

Per coloro che intendono intraprendere il percorso della procreazione medicalmente assistita oppure della’adozione, i legali del Centro Familia fornisono informazioni circa la legislazione in atto.

 

Se anche tu stai attraversando un momento di difficoltà in relazione alla maternità, non esitare a contattarci. Troverai professioniste disposte all’ascolto e a fornirti indicazioni circa la tua personale situazione.

 

Dott.ssa Michela Donini

lunedì 9 giugno 2014

L'accumulo patologico (art di Laura Gazzella)


Vi propongo un articolo molto interessante di Laura Gazzella tratto dal sito www.crescitapersonale.it
 
     LA DISPOSOFOBIA: BUTTARE VIA? O CONSERVARE? QUESTO È IL PROBLEMA
Quante volte prima di buttare via un oggetto avete pensato: “Mah, forse lo tengo, non si sa mai possa tornare utile …”? Tendenzialmente tutti noi siamo propensi a non liberarci facilmente di ciò che ci appartiene, ma c’è chi ha un problema così forte a buttare via le cose, a distinguere quel che è importante da quel che non lo è, da sviluppare un vero e proprio disturbo: la disposofobia. Cosa è? Vediamolo insieme
Di
La disposofobia viene spesso definita come “sindrome di accumulo compulsiva” e definisce la tendenza patologica a mettere da parte masse di oggetti inutili fino a rendere inabitabili intere aree della propria casa o comunque compromettendo fortemente la vita degli individui interessati, sia perché questi praticano il disordine fino alla disperazione, sia perché sono costantemente costretti a giustificarsi per il caos con i parenti o il partner.
Ma perché i disposofobici lasciano così tante cose in giro? Diversi studiosi hanno scoperto che gli “accumulatori” compulsivi sono spesso eccessivamente coinvolti nei confronti delle loro cose. Ogni vecchia lista della spesa, ogni penna esaurita, vengono percepite come parte della propria persona e della propria storia, dunque oggetti che agli occhi dei più apparirebbero senza valore, per i disposofobici hanno una grande importanza emotiva. Esiste inoltre un accumulo “strumentale”, come quando chi soffre di disposofobia non butta il phon o il tostapane vecchio nell’idea di un’utilità futura.
L’accumulo di oggetti procede di pari passo con le difficoltà nella pianificazione e nell’organizzazione: per esempio chi è affetto da disposofobia ha “categorie” mentali più limitate rispetto agli altri e in più ha problemi nel catalogare oggetti.

La disposofobia e la presa di decisione                                               

Alcune ricerche nel campo delle neuroscienze mostrano che i cervelli di coloro che soffrono di disposofobia elaborano il problema “buttare o conservare?” in maniera profondamente diversa dai cervelli delle persone “normali”. In particolare la corteccia prefrontale ventromediale reagisce in maniera più marcata quando si chiede ai soggetti con sindrome da accumulo di buttare vecchi giornali o barattoli di conserva vuoti. Questa regione cerebrale viene sollecitata tra l’altro in caso di prese di decisioni difficili, per esempio quando si tratta di valutare sentimenti oppure argomenti razionali. Tale dato si sposa bene col fatto che i disposofobici mancano di capacità decisionale.

La disposofobia: guardare al di là dei mucchi selvaggi                    

Quando un individuo riconosce come esagerata la propria mania di mettere da parte oggetti, di accumularli in maniera sfrenata, dovrebbe rivolgersi ad uno psicoterapeuta professionista. Purtroppo l’aspetto problematico della disposofobia è proprio quello che nella maggioranza dei casi l’accumulare compulsivo non viene riconosciuto finché il paziente non si sottopone alla terapia per altri problemi. Questo accade per molti disposofobici che oltre ai disturbi compulsivi sono particolarmente soggetti a depressioni, ansie e disturbi alimentari.
Una terapia efficace prevede diverse prescrizioni ed esercizi per imparare a riorganizzarsi al meglio e a prendere decisioni, e in modo da portare i pazienti anche a riconsiderare il loro rapporto con gli oggetti vecchi, rotti o privi di valore.



giovedì 8 maggio 2014

GENITORI E NONNI NEL 2014

Ieri sera prsso la Biblioteca di Melegnano grande partecipazione alla conferenza "Genitori e nonni nel 2014", tematica molto attuale a fronte dei cambiamenti dell'assetto sociale della famiglia moderna.
La conferenza è frutto dell'attività delle psicologhe e dei legali del Centro Familia di Melegnano in collaborazione con l'Utem, Università Terza Età Melegnano.

grazie a tutti coloro che hanno partecipato con interesse!!






giovedì 24 aprile 2014

La fantasia e il confronto con la realtà

"Gli amici che vi amano e appoggiano calorosamente la vostra vita creativa sono il miglior sole del mondo. Se una donna, come la Piccola Fiammiferaia, non ha amici, si congela per l'angoscia e talvolta anche per la collera. E se ne ha, non sempre sono un sole. Magari le offrono conforto invece di aprirle gli occhi sulla situazione sempre più congelata in cui si trova. Il conforto è cosa diversa dal nutrimento. Se portate una pianta fuori, al sole, le date da bere, e poi le parlate, questo è nutrimento.
La donna congelata priva di nutrimento tende a elaborare continui sogni a occhi aperti, sul come sarebbe se. Ma anche se è in questo congelamento, specialmente se si trova in una siffatta condizione, deve rifiutare la fantasia confortevole. E' una fantasia che uccide. Sapete bene come vanno le fantasie letali: Un giorno... e Se solo avessi... e Lui cambierà... e Se solo imparassi a controllarmi... quando sarò davvero pronta, quando avrò X.Y.Z, quando i bambini saranno grandi, quando mi sentirò più sicura, quando troverò un altro, non appena... e così di seguito.
Quando le donne sono distaccate dall'amore capace di alimentare della madre selvaggia, seguono l'equivalente di una dieta per la sopravvivenza. L'io tira avanti con lo scarsissimo alimento che trova fuori, e ogni notte lei ricomincia da dove ha cominciato. E poi dorme, esausta."



Tratto dal libro "Donne che corrono coi lupi"


NUOVI EVENTI AL CENTRO FAMILIA. Vi aspettiamo!!!!